Il posto sicuro

A luglio ho fatto un giro nelle Marche che poco conoscevo e sono rimasta incantata.
Una terra di campagna con tante colline, girasoli ed affascinanti borghi antichi.
Un luogo di natura dove il tempo sembra scorrere più lento.
Nei paesini,arroccati sulle colline, c’è sempre uno scorcio interessante e si respira fascino d’altri tempi.
Ho visitato anche Recanati dove per le strade è ancora vivo lo spirito del sommo poeta.
Il colle della poesia “L’infinito” è magico.
Oltre al panorama si può apprezzare il profumo di piante e frutti maturati al sole.
Dopo ogni vacanza torno a casa con immagini e sensazioni particolari che mi scaldano il cuore.
Momenti di particolare luce dove la consapevolezza c’è.
Quando torno e pratico utilizzo queste immagini per fare una delle mie pratiche preferite, quella del posto sicuro.
La pratica del posto sicuro è una pratica che utilizza la visualizzazione di un posto dove ci siamo sentiti particolarmente bene, appunto al sicuro.
Quando si utilizzano le immagini non è detto di riuscire a vedere nel dettaglio.
Non bisogna sforzarsi ed anche se le sensazioni vanno e vengono va bene.
L’immagine è come un arcobaleno non è solida.
Dopo aver richiamato l’immagine si osserva come ci si sente ad immaginare di essere li; come ci si sente ad immaginare che il posto sicuro sia come un vecchio amico felice di darci conforto quando ne abbiamo bisogno.
E’ una pratica per me potente, è come un balsamo che lenisce un malessere, un dolore.
Mi piace scorrere nella mia play list dei mie luoghi sicuri che non sempre sono luoghi ma anche semplici momenti vissuti.
E’ interessante osservare quali posti e momenti possano offrirci sicurezza e come la nostra mente acceda a questo materiale in modo creativo.
Ritornando a Recanati ed all’ermo colle è stato bello calpestare la stessa terra e vedere lo stesso panorama che hanno dato vita ad una poesia straordinaria che coglie in modo raffinato bellissime sensazioni.
Sicuramente sarà un posto che renderà “dolce il naufragar in questo mare” altre volte.

L’infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Giacomo Leopardi

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